
01 Libro fotografico, 2026
Corpi senza volto
Il corpo femminile tra controllo e riappropriazione
Un libro fotografico con otto ballerine, in cinque capitoli. Corpi che non chiedono di essere riconosciuti, ma visti.
Credits
Chi racconta il corpo femminile, con quale sguardo e con quale intenzione?
Introduzione
Corpi senza volto non è un progetto sull’assenza. È un progetto sulla presenza, quella presenza che troppo spesso viene ignorata, ridotta, non riconosciuta.
Le donne che incontrerai qui hanno un volto. Hanno un’identità. Ma in questo progetto non ti chiedo di riconoscerle: ti chiedo di vederle. Di guardare come si muovono, dove portano il peso, dove trovano la forza. Di cercare chi sono non nei loro lineamenti, ma nel modo in cui occupano lo spazio, trasformano il movimento in linguaggio e il corpo in voce.
Prima di ogni scatto, a ciascuna di loro è stata letta una serie di domande. Non dovevano rispondere a parole. Dovevano rispondere con il corpo. Quello che vedi è il risultato di quelle risposte.
Cinque capitoli, cinque momenti. Un percorso che non ha una soluzione, ma ha una direzione: verso una presenza che non chiede il permesso di esistere.
A chi, anche solo un giorno,
si è sentito sbagliato per essere sé stesso.
Scelte stilistiche
01
La danza
Un linguaggio, prima ancora che una scelta estetica. Il corpo della ballerina attraversa controllo e disciplina, trovando nel movimento una forma autentica di espressione.
02
La fotografia
Cristallizzare il momento, fermare il movimento per educare lo sguardo. L’immagine fissa invita a sostare e a riconoscere il corpo come soggetto.
03
Bianco e nero / colore
Due possibilità espressive, non due momenti narrativi. Il bianco e nero enfatizza forma, gesto e tensione; il colore restituisce vitalità e presenza fisica.
Processo creativo

La ricerca
Riferimenti di danza e fotografia raccolti prima dello shooting.

Il metodo
Prima di ogni scatto, a ciascuna ballerina è stata letta una serie di domande. Dovevano rispondere con il corpo.

La location
Sala Prove Off, Teatro Golden, Roma.

La direzione artistica
Sul set con il fotografo Luca Pegorer.
Capitolo 01/05
Controllo
Chi sei, quando nessuno ti guarda?
E quando tutti ti guardano?
C’è sempre uno sguardo.
Anche quando non lo vedi.
Anche quando pensi di essere sola.
Ci sono regole che non vengono dette.
Ma si imparano lo stesso.
Come stare.
Come muoversi.
Come occupare meno spazio.
Il tuo corpo è stato educato.
Corretto.
Disciplinato.
Ha imparato a contenersi.
A non eccedere.
A non disturbare.








Capitolo 02/05
Instabilità
Quante volte ti sei sentita osservata?
Quante volte giudicata?
Non per quello che fai.
Ma per quello che sei.
Quante volte ti sei sentita sminuita?
E quante volte ti hanno fatto sentire inferiore?
Senza alzare la voce.
Senza dire niente.
Ma facendotelo capire.
Quante volte ti sei adattata?
Hai cambiato un gesto.
Abbassato lo sguardo.
Trattenuto un movimento.
Senza poter dire niente.









Capitolo 03/05
Reazione
A chi appartiene il tuo corpo?
A te? O a chi guarda?
C’è una forma giusta.
Un modo giusto e un limite da non superare.
E se lo superi…
diventi troppo.
Troppo visibile.
Troppo presente.
Troppo.
E se smettessi?
Di correggerti.
Di trattenerti.
Di renderti più piccola.
Come si muove un corpo che non chiede il permesso?
Come si muove un corpo che non vuole più piacere?







Capitolo 04/05
Esposizione
Come si muove un corpo che rifiuta di essere guardato?
Ma è comunque esposto.
Dove senti il peso?
Nelle spalle?
Nelle mani?
Nel respiro?
E invece dove senti la forza?
Lascia che il tuo corpo risponda.
Non cercare una forma giusta
o di essere vista nel modo corretto.
Essere visibile non è sempre una scelta.
Ma può diventare una presa di posizione.






Capitolo 05/05
Respiro
Lascia emergere quello che resta.
Quello che non è stato detto. Quello che non ha trovato spazio.
Non tutto deve essere composto. Non tutto deve essere corretto.
C’è un momento in cui il corpo smette di trattenere.
E il respiro cambia.
Si allarga. Occupa spazio.
Il corpo non chiede più il permesso. Non si riduce. Non si corregge.
Non è una rottura. È qualcosa di più sottile. Una presenza.
Il corpo resta. Intero. Visibile.
Non è più adattamento. Non è più reazione.
È scelta.
Se nessuno ti avesse mai detto come essere… come ti muoveresti?









